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Search ArticlesPerché con il fresco corri più forte (ed è la stagione dei record)
Quella sensazione di volare (che non è una sensazione) Sono bastati pochi giorni. La settimana scorsa faticavi a tenere il ritmo, ti sentivi pesante, il cuore andava su per niente. Poi è arrivato il fresco, un po' di pioggia, l'aria è cambiata, e all'improvviso le gambe girano: gli stessi ritmi che a luglio erano un supplizio ora scorrono via quasi da soli. Ti senti di volare. La buona notizia è che non te lo stai immaginando.
Strade bianche e mare: il lato selvaggio delle Marche
Tra le vette dell’Appennino e la costa adriatica si estende una terra fatta di crinali dolci, borghi antichi e strade bianche che sembrano disegnate apposta per le due ruote. Le Marche rappresentano una delle frontiere più affascinanti per gli amanti del cicloturismo d’avventura: una regione che non si svela subito, ma che premia chi ha la curiosità di esplorarla a ritmo lento.
Perché dopo la corsa ti vengono i brividi (e non è un raffreddore)
Dal caldo al gelo in cinque minuti Hai appena chiuso il lungo, o tagliato il traguardo di una gara. Sei sudato, accaldato, il corpo sembra una stufa. Ti fermi, magari ti concedi due parole con qualcuno, e nel giro di pochi minuti scatta l'interruttore: brividi, pelle d'oca, mani gelate, i denti che iniziano a battere. Da fornace a frigorifero in un attimo. La spiegazione istintiva è che “ti sei preso freddo” o che sei un po’ debole.
Serie sterzo bloccata o rumorosa: come e quando cambiare i cuscinetti
Stacchi un attimo le mani dal manubrio e senti che la bici tira subito da una parte? Oppure, ruotando lentamente lo sterzo da fermo, avverti un punto fisso al centro dove la forcella sembra quasi “incastrarsi”? Un manubrio che va a scatti o che si blocca al centro non è una semplice sensazione: è il segnale che la serie sterzo ha perso la sua fluidità.
Perché lo sforzo intenso ti fa venire la nausea (e non è il cibo)
Quel momento in cui lo stomaco si ribella Ci sei quasi. Ultimo tratto di una ripetuta tirata, la volata finale di una gara, o l'ennesimo chilometro di un lungo spinto. Le gambe reggono, il fiato pure, ma è lo stomaco a tradirti: si chiude, sale un senso di malessere, e per un attimo pensi che stai per stare male davvero. Poi rallenti e, piano piano, passa.
Piemonte in bici: il Torinese tra castelli, colline e sentieri alpini
Il nostro viaggio attraverso le meraviglie ciclabili del Piemonte fa tappa in un’area che racchiude, in un unico territorio, la sintesi perfetta delle anime di questa regione: il Torinese. Dalle colline impreziosite da vigneti e castelli, fino alle imponenti strade sterrate d’alta quota che hanno fatto la storia del grande ciclismo, i dintorni di Torino offrono un vero e proprio ecosistema per gli amanti della bicicletta.
Ruota storta o raggio rotto: i segreti per centrare la bici da soli
Un rumore secco improvviso durante un’uscita e, subito dopo, la sensazione che la bici non scorra più dritta. O magari, guardando la ruota dall’alto, ci si accorge che oscilla vistosamente e sfiora i foderi del telaio o della forcella. Un raggio che cede o che perde tensione non è soltanto un piccolo fastidio estetico: compromette la stabilità in curva, la precisione di guida e rischia di rovinare irreparabilmente il cerchio se si continua a pedalare senza intervenire.
Piemonte in bici: le Terre dell'Alto Piemonte tra risaie, vigne e vette alpine
Il nostro viaggio attraverso i paesaggi ciclabili del Piemonte fa tappa in una macro-area dalle mille anime: le Terre dell’Alto Piemonte, l’area che comprende Biellese, Novarese e Valsesia Vercelli. Abbandonate le dolci colline di Langhe Roero, Monferrato e Alessandrino, questo territorio ci regala un cambio di scenografia radicale e affascinante.
Quanto hai davvero perso con lo stop estivo (meno di quanto pensi)
Il primo allenamento dopo le ferie Ci risiamo. Dopo due o tre settimane tra mare, tavola imbandita e sveglie spente, rimetti le scarpe o inforchi la bici per la prima uscita. E dopo dieci minuti la sentenza sembra chiara: fiato corto, gambe pesanti, ritmi che a giugno erano una passeggiata e ora sembrano una montagna. La conclusione è automatica e drammatica: "Ho buttato via una stagione, sono tornato a zero". Fermati un attimo, perché è quasi tutto falso.
Perché i primi minuti sono sempre i più duri (e non è la forma)
I primi cinque minuti che ti fanno dubitare di tutto Parti per l'allenamento. Primi passi, prime pedalate, e subito il pensiero: "Ma sto messo così male?". Il fiato è corto, le gambe sembrano di legno, il cuore va su in fretta, e per qualche minuto sei convinto di aver perso tutta la forma. Poi, quasi senza accorgertene, qualcosa cambia: il respiro si regolarizza, le gambe si sciolgono, e quel ritmo che sembrava impossibile diventa gestibile.