TheVision
Online/Digital
The Vision è un magazine online, indirizzato ai giovani Millennial italiani.
In una fase storica caratterizzata da uno spiccato individualismo The Vision si fa interprete di un valore smarrito quale è la cultura sociale, aiutando le nuove generazioni a riappropriarsi di una capacità di analisi critica finalizzata a una maggiore consapevolezza e autocoscienza, che consenta loro di evolvere e di difendersi dalle numerose insidie intrinseche al modello economico e socio-culturale contemporaneo. Source
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| Scope | National |
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| Language | Italian |
| Country | Italy |
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Search ArticlesÈ nell’equilibrio tra velocità e tempo che si misura la qualità di ciò che costruiamo
C’è un paradosso al centro della nostra epoca che raramente nominiamo con chiarezza. Viviamo nell’era della velocità, eppure non abbiamo mai avuto così poco tempo. Le ore si accorciano, le giornate si consumano prima di finire, e la sensazione cronica di essere in ritardo su qualcosa ci accompagna anche quando non abbiamo, oggettivamente, nulla di urgente da fare.
In una società dominata dal rumore e dalla velocità, serve tornare all’essenziale
C’è un tipo di stanchezza che non viene dal fare troppo. Viene dall’essere attraversati continuamente da cose che non si è scelto di guardare, ascoltare, pensare. Una stanchezza che non si sente nelle gambe né nelle braccia, ma da qualche parte più interna, in quel punto dove l’attenzione si origina. Non è una novità che facciamo sempre più fatica a concentrarci: sul lavoro, a scuola, nelle conversazioni.
In “Sirât”, per schivare la morte, bisogna attraversare la vita a occhi chiusi
La libertà di un rave non l’ho mai trovata da nessun’altra parte. C’è qualcosa di profondamente umano, che non ha a che fare solo con la musica o con le luci che distinguono il giorno dal buio. Parlo di ciò che accade tra le persone, anche e soprattutto tra sconosciuti: quella connessione intangibile, quella sospensione del giudizio che sembra impossibile altrove.
“Parenti serpenti” è il cinico ritratto dell’ipocrisia della famiglia italiana, soprattutto a Natale
Uno dei ricordi più nitidi delle feste di Natale che riesco a evocare, quando da bambino le trascorrevo a Sulmona, nella mia città d’origine, ha a che fare con un capitone. Un’anguilla, per chi non ha dimestichezza. Comprato per tradizione il 23 dicembre, o al massimo la mattina della vigilia di Natale, lo si manteneva vivo fino al momento della cottura. Un gesto che oggi mi appare in tutta la sua crudeltà ma che agli occhi di un bambino appena seienne non acquisiva un vero senso compiuto.
“Parenti serpenti” è il cinico ritratto dell’ipocrisia della famiglia italiana, soprattutto a Natale
Uno dei ricordi più nitidi delle feste di Natale che riesco a evocare, quando da bambino le trascorrevo a Sulmona, nella mia città d’origine, ha a che fare con un capitone. Un’anguilla, per chi non ha dimestichezza. Comprato per tradizione il 23 dicembre, o al massimo la mattina della vigilia di Natale, lo si manteneva vivo fino al momento della cottura. Un gesto che oggi mi appare in tutta la sua crudeltà ma che agli occhi di un bambino appena seienne non acquisiva un vero senso compiuto.
Con MINI e Deus, l’auto torna a essere segno nel paesaggio, linea nel tempo, estensione della mente
C’è un’immagine che ritorna, ogni volta che parliamo di auto e di stile di vita: l’auto come estensione del nostro corpo, come gesto, ma anche come linea, segno grafico che taglia lo spazio e il tempo. Un po’ come succede nelle sequenze in cui Wim Wenders riprende i deserti americani in Pairs, Texas o nella libertà ruvida dei cortometraggi sul surf di Taylor Steele, in cui la macchina – al pari della tavola in acqua – non è solo un oggetto, ma un’idea di movimento.
Se gli adolescenti si confidano all’AI è perché cercano chi li ascolti senza giudizio, senza trovarlo
Una mattina ho chiesto a Chat GPT cosa stessi facendo della mia vita. Mi rendo conto di scriverlo – e pensarlo – come se fosse qualcosa di cui vergognarmi, quando invece oggi è un’esperienza comune.
"The Island” ci invita a smettere di voler essere “qualcuno” e ad ampliare la nostra percezione
Il pregiudizio di credere di essere qualcuno, ovvero degli individui, singoli, soggettivi e separati dal mondo, definiti da alcune caratteristiche immutabili che ci identificano, ci porta a numerosi fraintendimenti della realtà e del modo in cui ne facciamo esperienza, ovvero quel meccanismo preverbale che a ben vedere è la nostra vera essenza di enti percettivi.
“The Mastermind” mostra come la vita, spesso, si consumi in illusioni infrante
Era il 17 maggio 1972 quando due uomini entrarono al Worcester Art Museum, in Massachusetts, e ne uscirono poco dopo, di fretta, portando con sé quattro dipinti di Paul Gauguin, Pablo Picasso e un presunto Rembrandt, oggi ritenuto opera di uno dei suoi studenti. Il colpo durò circa cinque minuti. Erano armati e mascherati, per rendersi irriconoscibili.
25 anni dopo, Iñarritu rilegge il suo capolavoro “Amores perros” perché ha ancora molto da dirci
Il cinema non è solo la vita senza le parti noiose, come diceva Hitchcock. In ogni opera cinematografica esiste una distanza tra ciò che vediamo e tutto ciò che ne è stato escluso. È una distanza strutturale, che definisce l’opera stessa: ogni film è fatto di scelte, e ogni scelta implica uno scarto, ancor più che nella vita.